
Amerigo Vespucci – Nave Scuola della Marina militare italiana del 1931.
Modello visibile presso Museo del Mare di Trieste
Una corda permette di trasmettere una forza, trattenere un carico, governare una vela o riunire un raccolto. La sua apparente semplicità nasconde una tecnologia complessa: fibre relativamente sottili e discontinue vengono preparate, ordinate e collegate fino a formare una struttura capace di lavorare a trazione.
La storia del cordame appartiene perciò a più ambiti contemporaneamente. È storia delle risorse vegetali, dell’agricoltura e dei commerci; è storia delle competenze artigiane, degli arsenali e della navigazione; è infine storia dei controlli con cui si è cercato di rendere prevedibile il comportamento di un materiale variabile.
Il passaggio dalle prime cordicelle alle gomene navali non coincide soltanto con un aumento delle dimensioni. Cambiano l’organizzazione della produzione, la selezione delle fibre, la costruzione del manufatto e le conseguenze del suo eventuale cedimento. Nella disciplina contemporanea, questa evoluzione conduce a una distinzione fondamentale: una corda resistente non è necessariamente una corda idonea a qualsiasi impiego. Le norme di prodotto, quelle di prova e le regole applicabili al sistema devono essere considerate insieme.
Le corde prima dell’agricoltura
Il cordame occupa una posizione particolare nella ricerca archeologica. Può essere indispensabile nella vita quotidiana e lasciare, nello stesso tempo, pochissime tracce riconoscibili.
Le fibre vegetali si degradano, le corde vengono consumate e i materiali recuperabili sono spesso riutilizzati. L’assenza di un manufatto nel deposito non dimostra quindi che quella tecnologia fosse sconosciuta. Per ricostruirla servono reperti conservati in condizioni favorevoli, residui microscopici, impronte, utensili e confronti sperimentali.
Anche il linguaggio richiede cautela. Un fascio vegetale, una legatura, una cordicella ritorta e una fune composta da più elementi non rappresentano necessariamente lo stesso livello di lavorazione. Riconoscere una torsione intenzionale significa individuare un’organizzazione del materiale, non soltanto la presenza di fibre.
Una testimonianza diretta particolarmente importante proviene dall’Abri du Maras, nella Francia sudorientale. Su una scheggia litica è stato riconosciuto un frammento di cordicella proveniente da un livello attribuito ai Neanderthal, collocato fra circa 41.000 e 52.000 anni fa.
Il frammento misura soltanto pochi millimetri, ma conserva una struttura significativa: tre fasci di fibre ritorti individualmente in direzione S e successivamente riuniti con torsione Z. Le caratteristiche anatomiche sono state interpretate come compatibili con la corteccia interna di una conifera.
L’importanza del reperto non consiste quindi nelle dimensioni. Dimostra la capacità di trasformare una risorsa vegetale in una struttura gerarchica, combinando preparazione del materiale e controllo delle torsioni.
Non permette, invece, di identificare con certezza l’oggetto originario. Una legatura per l’immanicatura, una componente di un contenitore o un altro impiego rimangono possibilità interpretative. Il reperto non documenta neppure la coltivazione di piante da fibra: la raccolta di risorse spontanee precede e non implica l’agricoltura.
Hohle Fels e la sperimentazione
Alla grotta di Hohle Fels, nella Germania sudoccidentale, appartiene un altro tipo di evidenza: un utensile in avorio di mammut, lungo circa venti centimetri, provvisto di quattro fori con scanalature spiraliformi.
Il contesto aurignaziano del manufatto viene collocato approssimativamente fra 35.000 e 40.000 anni fa. L’interpretazione come strumento per produrre corde si fonda sulla forma, sui residui, sui confronti e sulla sperimentazione.
Le prove con repliche hanno mostrato che i fori possono guidare i fasci vegetali durante la lavorazione. Il risultato dipende comunque dal lavoro coordinato degli operatori: alimentazione delle fibre, torsione, tensionamento e avanzamento devono rimanere compatibili.
Approfondimento — Che cosa dimostra un esperimento
Negli esperimenti pubblicati nel 2024, gruppi di quattro o cinque partecipanti ottennero tipicamente cinque metri di corda in dieci minuti, utilizzando soprattutto foglie di Typha. Il dato dimostra che la ricostruzione provata funziona; non misura la produttività reale di una comunità paleolitica.
La preparazione preventiva del materiale, l’esperienza dei partecipanti e le condizioni di lavoro influenzano il risultato. La sperimentazione è quindi uno strumento per verificare possibilità tecniche, non una registrazione diretta di ciò che accadde nel passato.
Egitto e archeologia del cordame
L’Egitto offre una documentazione particolarmente utile perché associa reperti organici, rappresentazioni e contesti produttivi.
Nella tomba di Khaemwese, a Dra Abu el-Naga, una scena della XVIII dinastia mostra uomini impegnati nella fabbricazione di una corda. Compaiono strumenti manuali per la torsione, fasci vegetali preparati e matasse terminate.
La scena rende visibili operazioni che il prodotto finito tende a nascondere: preparare i componenti, torcerli, mantenerli in tensione e governarne la riunione. Il cordame appare come il risultato di una collaborazione, non di un gesto isolato.
Il confronto con pratiche documentate in epoche recenti aiuta a interpretare la scena, ma non autorizza a sostenere che il procedimento sia rimasto identico in ogni dettaglio per millenni.
Il porto egiziano di Berenice, sul Mar Rosso, ha restituito un corpus di migliaia di frammenti di cordame. Il suo studio ha contribuito anche alla definizione di un lessico analitico per descrivere materiali, costruzioni, torsioni e nodi.
Le identificazioni mostrano un repertorio più ampio della sola canapa: erbe, materiali derivati dalle palme, pelo animale e altre risorse. Non esisteva una materia prima universale, impiegata nello stesso modo in tutti i territori.
Il contesto portuale permette inoltre di superare l’immagine di un cordame destinato soltanto alle grandi manovre navali. Corde e legature partecipavano alla pesca, al confezionamento, al trasporto della ceramica, ai contenitori e alla movimentazione quotidiana delle merci.
L’associazione con altri oggetti è decisiva. Un frammento isolato può conservare la costruzione, ma non la funzione; una legatura ancora collegata al manufatto può invece indicare come il materiale veniva disposto e caricato.
Per interpretare correttamente il cordame archeologico bisogna distinguere fra oggetti abbandonati, scarti, materiali persi durante l’uso e attrezzature conservate intenzionalmente.
Una matassa immagazzinata racconta una fase diversa rispetto a una corda spezzata. Può documentare scorte, manutenzione, preparazione di spedizioni o recupero di attrezzature.
Questa distinzione è particolarmente importante nei siti portuali: il cordame non era soltanto una parte della nave, ma una risorsa da gestire prima della partenza e dopo il rientro.
Approfondimento — Conservazione e integrità
Un reperto può conservare molto bene la propria forma senza mantenere le proprietà meccaniche originarie. L’aspetto riconoscibile di una corda archeologica non dimostra che essa sia ancora capace di sopportare carichi.
Per lo studio storico, del resto, l’obiettivo non è rimetterla in servizio: è conservare informazioni su materia prima, costruzione, uso e trasformazioni successive.
Le denominazioni tradizionali possono trarre in inganno. Canapa, sisal e manila non sono qualità commerciali della stessa fibra, ma materiali ottenuti da piante e organi vegetali differenti.
|
Materiale |
Pianta |
Parte utilizzata |
Problema produttivo principale |
|
Canapa |
Cannabis sativa |
Regione corticale del fusto |
Separare i fasci fibrosi dai tessuti circostanti e dalla componente legnosa |
|
Sisal |
Agave sisalana |
Foglie |
Eliminare i tessuti carnosi conservando i fasci |
|
Manila o abacá |
Musa textilis |
Guaine fogliari del falso fusto |
Estrarre e pulire le fibre dalle strisce vegetali |
La manila è stata spesso chiamata “canapa di Manila”, ma non appartiene alla specie della canapa. Analogamente, nella storia delle fibre dure è necessario distinguere il sisal dall’henequén, associato soprattutto a Agave fourcroydes.
Queste differenze botaniche hanno conseguenze industriali. Cambiano raccolta, prima trasformazione, attrezzature, organizzazione del lavoro e forma del materiale commercializzato.
Nella canapa, l’obiettivo è liberare fasci fibrosi lunghi e relativamente puliti, limitando i danni introdotti durante la lavorazione.
La raccolta influenza il risultato. Una filiera interessata soprattutto alla fibra non ha necessariamente le stesse esigenze di una produzione orientata anche al seme. Non esiste quindi un unico momento ottimale indipendente dalla destinazione finale.
La macerazione rende più agevole separare i tessuti. Nelle lavorazioni tradizionali può avvenire in acqua oppure sul campo, attraverso l’azione combinata dell’umidità e dell’attività biologica.
Non è corretto descriverla come una semplice marcescenza. Il processo deve essere governato: una preparazione insufficiente ostacola la separazione, mentre un trattamento eccessivo può compromettere la qualità.
Dopo l’essiccazione intervengono le operazioni meccaniche. Nomi e confini delle lavorazioni variano secondo le tradizioni locali, ma si possono distinguere tre funzioni:
· Frantumare la componente legnosa.
· Allontanare canapulo e altri residui.
· Pettinare e ordinare i fasci, separando anche le frazioni più corte.
La qualità della futura corda comincia dunque prima della filatura. Una fibra eccessivamente danneggiata o irregolare non viene resa equivalente a una buona materia prima semplicemente aumentando la torsione.
Nel sisal, la foglia deve essere lavorata per asportare gran parte dei tessuti non fibrosi. Decorticazione, pulitura e asciugatura producono una fibra che può essere selezionata e imballata.
La collocazione della prima trasformazione vicino alle coltivazioni risponde alla natura della materia prima. Trasportare foglie carnose su lunghe distanze significa movimentare molta materia che non entrerà nel prodotto finale.
La fibra preparata può invece raggiungere mercati lontani ed essere trasformata in spaghi, corde o altri manufatti. Il commercio della fibra e quello del cordame finito costituiscono quindi due livelli distinti della filiera.
Nell’abacá, le guaine fogliari sovrapposte formano il falso fusto. La lavorazione tradizionale comprende separazione in strisce ed estrazione delle fibre, seguite da essiccazione e classificazione.
La manila acquisì particolare importanza nel cordame navale per la combinazione di proprietà meccaniche, flessibilità e comportamento nell’impiego. Questo non significa che ogni prodotto denominato “manila” avesse la stessa qualità.
Grado della fibra, preparazione, costruzione e trattamento devono accompagnare la denominazione del materiale. Una valutazione tecnica non può fermarsi al nome della pianta.
Nella costruzione tradizionale ritorta, la sequenza comprende fibre, filati, legnoli e corda. Ogni livello organizza quello precedente.
La torsione favorisce il contatto e la trasmissione delle forze fra fibre discontinue. Nello stesso tempo, dispone i componenti lungo traiettorie elicoidali: la fune non si comporta come un fascio di elementi tutti paralleli all’asse.
Le lettere S e Z descrivono l’inclinazione della torsione. Sono preferibili a indicazioni come “in senso orario”, che richiedono sempre di precisare il punto di osservazione.
Nelle costruzioni previste dalla ISO 9554, le torsioni dei diversi livelli e l’accostamento dei legnoli vengono definiti in relazione all’architettura del prodotto. Le funi ritorte, le trecce e le doppie trecce non sono costruzioni intercambiabili.
Più legnoli non significa più resistenza
Aumentare il numero dei legnoli non garantisce un aumento della forza di rottura.
Un esempio è contenuto nella ISO 1181:2004: per la manila con numero di riferimento 20, la costruzione a tre legnoli presenta una forza minima di rottura di 29,8 kN, quella a quattro legnoli di 26,8 kN. Il confronto vale nelle condizioni definite dalla norma.
La differenza non deve essere trasformata in una regola universale secondo cui tre legnoli sarebbero sempre migliori di quattro. Dimostra piuttosto che materiale e architettura vanno valutati insieme.
La produzione tradizionale di lunghe corde richiede spazio longitudinale. I componenti devono essere distesi, tensionati e progressivamente riuniti, mentre la torsione modifica la geometria del prodotto.
Da questa esigenza derivano le ropewalks, le strade dei cordai e gli edifici allungati degli arsenali.
La corderia è quindi un esempio particolarmente leggibile di rapporto fra processo e architettura. La forma dell’edificio non risponde soltanto alla necessità di ospitare macchine: conserva la dimensione del lavoro che vi si svolgeva.
Un territorio poteva essere importante nella coltivazione senza concentrare tutte le trasformazioni successive. Un arsenale poteva produrre grandi quantità di cordame senza possedere un bacino agricolo vicino.
Per ricostruire una filiera bisogna distinguere:
· Coltivazione e raccolta.
· Estrazione e preparazione della fibra.
· Filatura.
· Produzione del cordame.
· Distribuzione, impiego e manutenzione.
Anche l’espressione “materia prima grezza” richiede attenzione. Una balla di canapa commercializzata poteva contenere materiale già macerato e pulito; una balla di sisal o abacá conteneva fibra estratta, non foglie da lavorare nella corderia europea.
Non è quindi rigoroso costruire una graduatoria unica dei maggiori produttori senza specificare periodo, fibra e prodotto. Tonnellate di fibra, massa di filato e quantità di gomene misurano attività differenti.
Il comprensorio bolognese-ferrarese costituisce uno dei principali riferimenti per la storia della canapa italiana.
Il ciclo produttivo era distribuito nel paesaggio rurale. Campi, maceri, corti e fabbricati destinati alla lavorazione formavano un’infrastruttura diffusa, precedente e complementare alla fabbrica moderna.
Il macero non era una semplice raccolta d’acqua. Era parte del processo di trasformazione; le strutture per essiccare, lavorare e conservare la canapa rispondevano a esigenze altrettanto specifiche.
Una quota importante del valore veniva aggiunta prima dell’arrivo della fibra in filatura. La separazione dei tessuti, la pulitura e l’ordinamento influenzavano infatti la lavorabilità successiva.
Bologna documenta anche il passaggio alla filatura industriale. La costituzione, nel 1851, della Società anonima Filatura di canepa in Bologna mostra una fase intermedia spesso trascurata: non più soltanto preparazione rurale, ma neppure necessariamente produzione della corda finita.
Venezia rappresenta un’organizzazione differente, concentrata intorno alla domanda navale pubblica.
Alla Tana dell’Arsenale erano collegati deposito della canapa e produzione del cordame. Fra il 1579 e il 1585 venne realizzata la Teza longa de la Tana, su progetto di Antonio Da Ponte.
Le maestranze specializzate e il controllo amministrativo delle scorte mostrano che il problema non consisteva soltanto nell’acquistare fibra. Bisognava assicurarne qualità, conservazione e disponibilità nel momento richiesto dalla costruzione e dalla manutenzione delle navi.
L’approvvigionamento coinvolse circuiti differenti: mercati orientali, territori veneti e bacino bolognese. L’arsenale era dunque il punto di convergenza di una rete, non una manifattura isolata.
La canapa assumeva così il carattere di materia strategica. Una nave poteva essere costruita con buoni legnami e buoni ferramenti, ma rimanere incompleta o non operativa senza un’adeguata dotazione di cordame.
A Carmagnola, e in particolare nel Borgo San Bernardo, coltivazione della canapa e mestiere del cordaio si integrarono in una tradizione territoriale.
Il sentè era un lungo camminamento coperto, adatto alla preparazione e alla torsione. L’esemplare costruito nel 1905 e utilizzato fino alla metà degli anni Cinquanta ospita oggi l’Ecomuseo della Canapa.
La struttura rende leggibile il lavoro nello spazio. La posizione degli operatori, il percorso dei componenti e l’avanzamento della lavorazione acquistano un significato che una vetrina di utensili, da sola, difficilmente restituisce.
La storia del distretto comprende inoltre la circolazione delle competenze. Non si spostavano soltanto balle di fibra e corde finite: si muovevano anche maestranze capaci di riprodurre il processo altrove.
Castelponzone e la trasformazione
Castelponzone, nel Cremonese, documenta una specializzazione artigiana collegata ai mercati della canapa padana.
Il suo interesse consiste proprio nel rapporto fra approvvigionamento esterno e competenza locale. Una comunità poteva acquisire un’identità manifatturiera senza coincidere con il principale bacino agricolo.
Il Museo dei Cordai permette inoltre di affrontare la pluralità delle destinazioni: agricoltura, legature, finimenti e cordami pesanti. Ridurre questa produzione alla sola navigazione significherebbe impoverirne la storia.
Eventuali attribuzioni di grandi commesse navali devono però essere sostenute da riscontri specifici. L’importanza di una tradizione non ha bisogno di forniture prestigiose ricostruite senza documentazione.

Museo dei Cordai di Castelponzone (vedere articolo relativo per approfondimenti)
La Campania costituisce l’altro grande ambito italiano da considerare, con una relazione fra coltivazione, lavorazioni domestiche, attività artigiane e successiva industrializzazione.
Frattamaggiore rappresenta un centro significativo di questa trasformazione. Il passaggio dagli spazi aperti e dalle abitazioni agli stabilimenti organizzati non eliminò immediatamente le forme precedenti, ma modificò scala, divisione del lavoro e mercati.
La produzione poteva comprendere filati, tessuti e cordami. Anche qui è necessario evitare di confondere il complesso dell’industria canapiera con la sola fabbricazione di funi.
Russia, Baltico e arsenali britannici
Il caso di Chatham mostra quanto potessero essere lontani coltivazione e trasformazione finale.
La canapa raggiungeva i magazzini britannici attraverso circuiti commerciali che comprendevano i porti baltici. La denominazione “canapa di Riga” deve essere letta anche come indicazione di provenienza commerciale, non come localizzazione puntuale del campo.
La filiera univa bacini agricoli, mercanti, porti, trasporto marittimo, depositi e corderie. Per la flotta, l’affidabilità della rete contava quanto la qualità del singolo lotto.
Chatham conserva una corderia il cui percorso è dell’ordine di un quarto di miglio. La continuità della lavorazione permette di osservare un patrimonio composto da edifici, macchine e conoscenze operative.
Rochefort e la manifattura reale
La Corderie Royale di Rochefort, costruita fra il 1666 e il 1670, si sviluppa per circa 374 metri.
La lunghezza rispondeva alla produzione di cordame per la flotta. Rochefort va quindi interpretata anzitutto come centro di trasformazione organizzato dalla domanda navale, non come semplice prolungamento delle coltivazioni immediatamente circostanti.
Il confronto con Venezia e Chatham mostra una caratteristica comune: grandi strutture produttive concentrate potevano dipendere da un approvvigionamento agricolo disperso e lontano.
Per l’abacá, le Filippine costituiscono il principale riferimento storico.
La geografia interna della produzione cambiò nel tempo. Aree di coltivazione, porti e centri manifatturieri non devono essere sovrapposti come se avessero avuto sempre lo stesso peso.
La prima trasformazione avveniva nelle zone produttrici; la fibra poteva poi essere lavorata localmente oppure esportata. “Manila” divenne così una denominazione del materiale e del commercio, non la prova che ogni corda fosse stata fabbricata nella città.
Il collegamento fra produzione tropicale e corderie dei paesi importatori è uno dei passaggi decisivi della storia navale ottocentesca.
Nel Brasile nordorientale, il sisal si sviluppò entro una rete di piccoli produttori, estrazione rurale, preparazione della fibra, filature e commercio.
La regione sisaliera di Bahia mostra una divisione territoriale del lavoro. Coltivare, decorticare, pulire, classificare, filare ed esportare non erano necessariamente attività svolte nello stesso luogo.
In Tanzania e Kenya si affermarono anche grandi aziende organizzate, nelle quali la prima trasformazione era strettamente collegata alla piantagione.
I due modelli non producono soltanto differenti paesaggi agricoli. Determinano anche modalità diverse di raccolta della fibra, alimentazione degli impianti e controllo della qualità.
La storia delle fibre dure comprende anche lo Yucatán messicano, ma non deve cancellare la distinzione fra henequén e sisal.
La domanda di spago da raccolta collegò le haciendas, gli impianti di estrazione, i magazzini e i porti messicani ai mercati agricoli industrializzati.
Una fibra vegetale diventava così parte della meccanizzazione di altre agricolture. È un collegamento meno evidente di quello con la navigazione, ma altrettanto importante per comprendere la diffusione del cordame.
Una legatura trasforma materiale disperso in un’unità gestibile. Fascine, covoni e balle possono essere movimentati, accatastati e contati in modo differente rispetto al prodotto sciolto.
La scelta dello spago non dipende soltanto dalla forza massima di rottura. Regolarità, comportamento nel nodo, attrito e compatibilità con il dispositivo di legatura partecipano alla prestazione.
Lo spago agricolo rende quindi evidente un principio generale: un prodotto può essere sufficientemente resistente e risultare comunque inadatto al sistema che deve utilizzarlo.
Assicurare una merce al suo supporto non equivale a sospenderla.
Nel fissaggio, la legatura deve impedire spostamenti incompatibili con il trasporto; nel sollevamento deve partecipare alla sospensione del carico. Cambiano geometria, sollecitazioni e conseguenze del cedimento.
Anche il lessico deve rimanere distinto. Il Maximum Securing Load del fissaggio e il Safe Working Load degli apparecchi di sollevamento appartengono a contesti differenti: non sono diciture da sostituire liberamente.
Quando una cima lavora in un paranco, diventa parte di una macchina.
La sua prestazione dipende anche da pulegge, gole, diametri di rinvio, terminali e punti di attacco. Il vantaggio meccanico non elimina le sollecitazioni locali introdotte dalla curvatura e dai contatti.
Le brache storiche per balle e botti mostrano bene questa integrazione fra cordame e movimentazione portuale. La corda non era soltanto un elemento di collegamento: partecipava all’organizzazione materiale del carico.
Sul veliero, il cordame svolgeva funzioni diverse.
Le manovre fisse contribuivano a sostenere l’attrezzatura; quelle correnti permettevano di governare vele e parti mobili. Ormeggio, rimorchio, legature e movimentazione completavano una dotazione molto articolata.
Questa varietà spiega perché non si scegliessero necessariamente lo stesso materiale e lo stesso trattamento per ogni impiego.
Una cima destinata a scorrere nei bozzelli richiede caratteristiche differenti da una sartia relativamente stabile. Massa, flessibilità e attrito possono essere importanti quanto la resistenza iniziale.
Per il Cutty Sark viene indicata una dotazione dell’ordine di undici miglia di corda.
Il valore aiuta a comprendere la dimensione del problema logistico. Una flotta richiedeva approvvigionamento continuo, magazzini, personale, manutenzione e ricambi.
Non bastava possedere una buona corderia. Serviva un sistema capace di mantenerla alimentata e di seguire i prodotti dopo la consegna.
Catrame e protezioni tradizionali
La catramatura appartiene alla storia della protezione del cordame vegetale.
Il trattamento modificava il comportamento all’esposizione, ma poteva influenzare anche massa, flessibilità e prestazioni meccaniche. Non deve essere presentato come un aumento automatico del carico di rottura.
Una corda impregnata non diventa immune dall’acqua e dal deterioramento. Soprattutto, il trattamento non ricostituisce fibre già consumate, tagliate o degradate.
Questo distingue la protezione preventiva da un presunto recupero di capacità resistente. Coprire un danno non significa eliminarlo.
Il caso della replica Endeavour
Il rinnovo del sartiame della replica dell’Endeavour offre un esempio museale contemporaneo di lavorazioni tradizionali.
La preparazione comprende manila, prestiramento, immersione in catrame vegetale di pino, sgocciolamento e realizzazione delle protezioni del sartiame.
Il caso è utile anche per correggere un’affermazione troppo assoluta: la manila non è un materiale che “non si catrama mai”. In questo progetto viene trattata per una funzione definita.
Non ne deriva però una ricetta universale. Le scelte per una replica navigante non autorizzano a modificare autonomamente le funi di un dispositivo certificato.
Tre operazioni tradizionali vengono spesso indicate con i termini inglesi worming, parcelling e serving.
|
Operazione |
Intervento |
Funzione |
|
Worming |
Inserimento di cordicelle nelle gole fra i legnoli |
Regolarizzare la superficie |
|
Parcelling |
Avvolgimento con strisce di tela sovrapposte |
Costruire uno strato protettivo |
|
Serving |
Fasciatura serrata con spago |
Compattare e proteggere il rivestimento |
Questa successione mostra una progettazione delle superfici. L’elemento resistente viene rivestito da materiali destinati a limitare esposizione e sfregamento.
Il rivestimento introduce però anche un problema ispettivo: non tutta la superficie sottostante rimane direttamente osservabile. Protezione e controllabilità devono essere considerate insieme.
Le corde ritirate dal servizio originario potevano essere scomposte o trasformate.
Fibre recuperate entravano nel calafataggio; filati e spezzoni potevano diventare legature, parabordi, tappeti o altri manufatti di bordo.
Il riuso aveva un significato tecnico preciso: cambiava la destinazione del materiale. Non annullava l’invecchiamento e non ripristinava automaticamente la precedente funzione strutturale.
Per le fibre naturali, il problema non coincide soltanto con la bagnatura occasionale. Conta anche il tempo necessario ad asciugare.
Una matassa compatta, un occhio impiombato e una zona rivestita possono trattenere umidità diversamente dalla superficie esposta. La ventilazione del deposito diventa quindi una parte della conservazione.
Asciugare un componente deteriorato non dimostra che esso abbia recuperato le proprietà iniziali. La cessazione della condizione favorevole al degrado e il ripristino della resistenza sono questioni differenti.
Lo sfregamento contro un passacavo o una superficie ruvida è relativamente intuitivo. Meno evidente è l’usura prodotta dal movimento reciproco dei componenti della corda.
L’abrasione può concentrarsi in zone di contatto, terminali e curvature. Una superficie ancora ordinata non esclude necessariamente un deterioramento interno.
La polverizzazione fra i legnoli deve essere interpretata insieme agli altri indizi. Non identifica da sola una causa univoca: usura e deterioramento biologico possono produrre osservazioni che richiedono un esame competente.
L’esposizione solare è un fattore da controllare, ma non ogni alterazione superficiale può essere attribuita automaticamente agli UV.
Contaminazione chimica, prodotti di pulizia non compatibili e temperature inappropriate possono concorrere al danno. Per questo il deposito delle cime di rispetto deve ridurre l’esposizione a più fattori contemporaneamente.
Non esiste un trattamento domestico valido per tutti i cordami. Materiale, costruzione, impregnazione e funzione determinano quali interventi siano ammessi.
Il rapporto fra diametro dell’organo di rinvio e diametro della
fune viene spesso espresso come .
Questo rapporto descrive una parte dell’ambiente meccanico della corda. Una curvatura incompatibile può compromettere la prestazione e accelerare il deterioramento, anche se il materiale è conservato correttamente rispetto agli agenti atmosferici.
Proteggere dal sole una fune che lavora su un rinvio inadatto non risolve quindi la causa principale del danno.
Resistenza e carico utilizzabile
Per discutere le prestazioni occorre separare:
· Resistenza della fibra o del fascio.
· Forza di rottura della corda.
· Carico ammissibile nel particolare impiego.
La prima non permette, da sola, di determinare la seconda. La seconda non coincide con la terza.
La fune incorpora gli effetti della preparazione e della costruzione. Il sistema incorpora inoltre terminali, curvature, dinamica del carico, condizioni ambientali e regole di sicurezza.
Una tabella priva di queste informazioni può essere interessante come indicazione generale, ma non è una base sufficiente per il dimensionamento.
Un confronto fra cordami naturali
La seguente selezione riguarda corde a tre legnoli e riporta valori indicati come carichi minimi di rottura tipici nella tabella 8.7.1 del Code for Lifting Appliances in a Marine Environment, edizione luglio 2022.
La manila è specificata di grado 1. I numeri sono forze in kilonewton, non masse sollevabili e non portate di servizio.
|
Diametro |
Canapa |
Sisal |
Manila, grado 1 |
|
16 mm |
17,0 kN |
18,0 kN |
20,3 kN |
|
20 mm |
26,5 kN |
28,5 kN |
32,5 kN |
|
24 mm |
37,5 kN |
40,7 kN |
45,7 kN |
|
32 mm |
65,0 kN |
68,8 kN |
79,0 kN |
|
40 mm |
100,0 kN |
104,2 kN |
119,4 kN |
In questa tabella, a parità di diametro, la manila presenta valori superiori. Non ne deriva una classifica assoluta delle specie vegetali: qualità della fibra e specifica del prodotto rimangono determinanti.
La tabella appartiene inoltre a un’edizione identificata di un codice. Non viene presentata come sostituto del regolamento ufficiale vigente o del certificato della fune effettivamente acquistata.
La ISO 1181:2004 riguarda manila e sisal, non tutte le fibre naturali. Per la costruzione tipo A, a tre legnoli, alcuni valori sono i seguenti.
|
Numero di riferimento |
Manila |
Sisal |
|
16 |
19,3 kN |
17,2 kN |
|
20 |
29,8 kN |
26,5 kN |
|
24 |
42,5 kN |
37,8 kN |
|
32 |
74,1 kN |
66,0 kN |
|
40 |
114 kN |
102 kN |
Il numero di riferimento corrisponde al diametro approssimativo in millimetri; non deve essere interpretato come una misura geometrica esatta indipendente dalle condizioni di prova.
I valori riguardano corde nuove nelle condizioni previste dalla norma, comprese le condizioni asciutte e bagnate richiamate nelle note. Non descrivono la resistenza residua dopo un periodo di servizio.
Le differenze rispetto alla tabella precedente non devono essere risolte scegliendo ogni volta il numero più favorevole. I riferimenti appartengono a specifiche differenti.
La ISO 1181 prevede una riduzione del 10% dei valori minimi per corde con terminazioni a occhio impiombato. Questa indicazione appartiene a quel quadro di prodotto e di prova: non è un’efficienza universale attribuibile a qualsiasi impiombatura.
La stessa norma segnala che terminali, velocità di applicazione della forza, condizionamento e precedenti carichi possono influenzare il risultato. Nodi e curvature possono ridurre sensibilmente la forza alla quale avviene il cedimento.
Una corda diritta sottoposta a prova e una corda annodata intorno a un piccolo supporto non sono quindi configurazioni equivalenti.
Le norme non sono tutte uguali
Una delle principali fonti di confusione consiste nell’utilizzare una norma fuori dal suo campo.
Una norma di prodotto stabilisce caratteristiche del cordame. Una norma di prova definisce come misurarle. Una regola per un sistema stabilisce invece se e come quella fune può essere impiegata.
A questi livelli si aggiungono prescrizioni della bandiera, regole di classe, condizioni di approvazione e istruzioni del fabbricante.
|
Livello |
Domanda |
|
Norma di prodotto |
Quali caratteristiche deve avere la corda? |
|
Metodo di prova |
Come vengono determinate le proprietà? |
|
Regola dell’applicazione |
La corda è ammessa in quel sistema? |
|
Dimensionamento |
Quali carichi e coefficienti si applicano? |
|
Gestione in servizio |
Come si ispeziona e quando si ritira? |
La conformità del prodotto non risolve automaticamente tutte le altre domande. La ISO 9554 dichiara infatti un campo generale da utilizzare insieme alle norme dei singoli prodotti e non pretende di esaurire ogni questione di sicurezza.
La ISO 1968 riguarda il vocabolario del cordame; la ISO 2307:2019 tratta la determinazione di proprietà fisiche e meccaniche; la ISO 9554:2019 fornisce specifiche generali.
La ISO 2307 comprende metodi relativi, fra l’altro, a massa lineare, diametro, passo, allungamento e forza di rottura. Misurare con una procedura definita permette di confrontare risultati che, altrimenti, potrebbero essere solo apparentemente omogenei.
La ISO 1181:2004 si concentra invece su corde di manila e sisal a tre, quattro e otto legnoli. La canapa non rientra nel suo campo di applicazione.
Le edizioni devono essere identificate. Un numero ISO senza anno può essere insufficiente quando occorre ricostruire il requisito utilizzato in una fornitura o in un progetto.
La normazione considera anche lubrificazione e finissaggio, non soltanto la forza di rottura.
Questo è importante perché un’aggiunta può modificare massa, attrito, comportamento all’acqua e lavorabilità. “Trattata” non è una proprietà tecnica abbastanza precisa.
Le prescrizioni contenute nelle diverse edizioni non devono essere combinate come se fossero un’unica ricetta. Occorre verificare i rinvii normativi e la specifica contrattuale applicabile al prodotto.
La ISO 9554 considera identificazione, etichettatura, prove, dichiarazioni e istruzioni d’uso. La tracciabilità è quindi parte della qualità del prodotto, non un’aggiunta puramente amministrativa.
Una fune della quale si ignora origine, costruzione e storia non può essere valutata come una fune documentata soltanto perché appare dello stesso diametro.
Per le applicazioni di sicurezza, la capacità di collegare il componente ai documenti è una condizione essenziale della gestione.
Sollevamento e coefficienti di sicurezza
Nel Code for Lifting Appliances in a Marine Environment, edizione luglio 2022, la sezione sulle funi tessili non ne ammette generalmente l’impiego indiscriminato nei sistemi di sollevamento disciplinati.
Sono previste applicazioni ed eccezioni specifiche. Il punto da comprendere è l’ordine della verifica: prima si controlla se la soluzione è ammessa, poi si dimensiona.
Una corda con elevato carico di rottura non diventa utilizzabile in un apparecchio che richiede un altro tipo di organo resistente.
Questa limitazione impedisce di trasformare le tabelle sulle fibre naturali in una guida generica al sollevamento.
Nella medesima edizione, il punto 7.2.3 prevede, in generale, un coefficiente di sicurezza per le funi tessili superiore del 25% al corrispondente coefficiente per la fune d’acciaio.
Il campo riguarda le fibre ropes: comprende quindi naturali e sintetiche, non soltanto canapa, sisal e manila.
Il significato matematico è:
Se, in un esempio puramente illustrativo, il coefficiente pertinente per l’acciaio fosse 5, quello tessile sarebbe 6,25.
Questo non equivale a ridurre la portata del 25%. A parità di forza di rottura, dividere per un coefficiente aumentato del 25% porta all’80% del precedente risultato, cioè a una riduzione del 20%.
L’esempio chiarisce l’aritmetica, ma non fornisce un coefficiente universale di progetto. Il valore iniziale e l’ammissibilità devono provenire dal regolamento applicabile.
La stessa sezione distingue l’occhio impiombato dall’allungamento della fune mediante giunzione.
Per le funi naturali vengono indicate almeno tre passate complete e due passate con riduzione delle fibre; sono previste prescrizioni differenti per i sintetici.
Il dettaglio dimostra che il terminale è parte del sistema resistente. Non autorizza però a utilizzare quelle istruzioni come procedura universale per ogni costruzione moderna, soprattutto per materiali a basso attrito o architetture differenti.
Il numero delle passate non può essere separato da materiale, costruzione, procedura qualificata e regole del dispositivo.
Il limite della copia consultabile
La riproduzione pubblica del codice permette di discutere l’edizione luglio 2022, ma non costituisce una verifica dell’ultima edizione ufficiale.
Il catalogo regolamentare di Lloyd’s Register elenca un’edizione del codice datata luglio 2025. Non sarebbe quindi corretto presentare le clausole del 2022 come automaticamente confermate, senza modifiche, nel testo successivo.
Per un progetto reale occorrono il testo vigente, il campo di applicazione e l’accettazione dell’organismo competente.
Nel catalogo RINA sono presenti le Rules for loading and unloading arrangements and for other lifting appliances on board ships, identificate come RES. 13/E.
Per alberatura e sartiame delle navi a vela è presente un riferimento distinto, RES. 18, Rules for masting and rigging of sailing ships. Non è quindi corretto cercare tutte le risposte sul cordame nel solo regolamento degli apparecchi di sollevamento.
L’accesso ai regolamenti marini avviene attraverso l’area dedicata. Il fatto che il catalogo sia pubblico non significa che ogni clausola numerica sia stata verificata integralmente.
Non viene pertanto attribuito a RINA un coefficiente universale per il cordame naturale, né trasferita automaticamente la maggiorazione del 25% discussa per l’altro codice.
IACS sviluppa requisiti unificati destinati a essere recepiti nelle regole delle società associate secondo il relativo processo. Sono requisiti minimi, ai quali ciascun membro può aggiungere disposizioni più restrittive.
Fra i documenti pertinenti rientra UR A2, relativo agli accessori di bordo e alle strutture di supporto connessi a rimorchio e ormeggio delle navi convenzionali.
Questo livello riguarda anche il percorso dei carichi verso lo scafo. La resistenza della cima non può essere valutata ignorando passacavi, bitte, fondazioni e strutture.
Il requisito statutario deriva dal quadro convenzionale e dalla sua applicazione da parte dell’amministrazione competente. Il requisito di classe appartiene al sistema regolamentare della società di classificazione.
Nella pratica possono interagire, anche attraverso deleghe e approvazioni. Non devono però essere descritti come sinonimi.
La domanda corretta non è soltanto «che cosa dice il registro?», ma quale nave, quale servizio, quale bandiera, quale dispositivo e quale edizione normativa siano coinvolti.
Ormeggio: il cambiamento dal 2024
La risoluzione MSC.474(102), adottata nel 2020, ha modificato la regola SOLAS II-1/3-8 su rimorchio e ormeggio, con entrata in vigore il 1° gennaio 2024.
Il quadro distingue progettazione delle nuove sistemazioni e mantenimento in condizioni idonee delle attrezzature. Per tutte le navi ricadenti nel campo della disposizione, le attrezzature d’ormeggio, comprese le cime, devono essere ispezionate e mantenute per l’uso previsto.
Non si tratta quindi soltanto di acquistare una cima più robusta. Il problema comprende accessibilità, percorsi, sicurezza del lavoro e gestione nel tempo.
Le soglie delle nuove costruzioni
Per i paragrafi specifici sulla progettazione, la regola individua le nuove costruzioni mediante tre condizioni alternative: contratto dal 1° gennaio 2024; in assenza di contratto, impostazione della chiglia dal 1° luglio 2024; consegna dal 1° gennaio 2027.
Per le navi di almeno 3.000 GT, la sistemazione e la scelta dell’attrezzatura devono seguire le linee guida richiamate. Per quelle inferiori è prevista l’applicazione per quanto ragionevolmente praticabile oppure il riferimento agli standard nazionali dell’amministrazione.
È importante non confondere queste soglie specifiche con altre definizioni di “nave costruita” contenute nello stesso insieme di emendamenti.
La MSC.1/Circ.1619 riguarda progettazione delle sistemazioni e scelta di attrezzature e accessori per l’ormeggio sicuro. La MSC.1/Circ.1620 riguarda ispezione e manutenzione, comprese le cime.
La MSC.1/Circ.1175 e le sue revisioni appartengono al quadro tecnico delle attrezzature di rimorchio e ormeggio. Anche in questo caso l’edizione richiamata deve essere controllata.
|
Documento |
Ambito |
|
SOLAS II-1/3-8 |
Requisito statutario su rimorchio e ormeggio. |
|
MSC.1/Circ.1619 |
Progettazione e scelta dell’attrezzatura. |
|
MSC.1/Circ.1620 |
Ispezione, manutenzione e gestione delle cime. |
|
MSC.1/Circ.1175 e revisioni |
Indicazioni tecniche sulle attrezzature di bordo. |
Perché “più resistente” può essere sbagliato
Una nuova cima deve essere compatibile con il sistema esistente.
Una maggiore forza di rottura può spostare il cedimento verso un accessorio o una struttura. Differenze di rigidezza e allungamento possono inoltre modificare la distribuzione dei carichi.
Nel quadro moderno vengono utilizzate grandezze come Ship Design Minimum Breaking Load e Line Design Break Force, che collegano la selezione della cima al progetto dell’ormeggio. Non sono semplici sinonimi da aggiungere a una tabella storica di corde naturali.
La sostituzione non dovrebbe quindi essere decisa sul solo diametro.
Scale pilota e trasferimento persone
Le scale pilota meritano una trattazione autonoma perché partecipano al trasferimento di persone fra unità in movimento relativo.
Non sono un insieme di corde generiche. Funi laterali, gradini, dispositivi di fissaggio, accesso a bordo e configurazione complessiva formano un sistema.
Anche le funi di presa, o manropes, hanno una funzione definita nel dispositivo. Non vanno confuse con qualunque cima disponibile a bordo.
Le tecniche tradizionali del sartiame non autorizzano a impregnare, rivestire o modificare autonomamente questi componenti.
La ISO 799-1:2019 riguarda progettazione e specificazione delle scale pilota; la ISO 799-2:2021 affronta manutenzione, uso, deposito e ispezione.
La seconda prevede controlli prima e dopo l’uso e un’ispezione da parte di un ufficiale superiore di coperta a intervalli trimestrali. L’applicabilità concreta deve essere letta insieme al quadro di approvazione e alle disposizioni della bandiera.
La ISO 24136:2021 riguarda gli avvolgitori delle scale pilota. L’avvolgitore non è destinato al sollevamento di persone e non deve essere considerato il supporto strutturale della scala durante il trasferimento.
Questa distinzione è importante: un dispositivo che movimenta una scala per stenderla o riporla non è automaticamente un apparecchio autorizzato a sostenere persone.
Le modifiche adottate nel 2025
Nel giugno 2025 sono stati adottati gli emendamenti alla SOLAS V/23 mediante MSC.572(110) e i nuovi Performance Standards for Pilot Transfer Arrangements mediante MSC.576(110).
Alla data del 19 ottobre 2026, il nuovo quadro è adottato ma la sua entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2028. Non deve quindi essere presentato come già integralmente operativo nel 2026.
La distinzione fra adozione ed entrata in vigore è essenziale quando si scrive di normative future.
Per le sistemazioni installate dal 1° gennaio 2028, progettazione, costruzione, fissaggio e installazione dovranno rispettare i nuovi standard.
Per quelle esistenti sono previste disposizioni transitorie: per le navi SOLAS, la verifica di conformità è collegata alla prima visita pertinente dal 1° gennaio 2029; per le navi non SOLAS, il quadro illustrato dalla società di classifica richiama il 2030.
Le prescrizioni su ispezione, deposito, manutenzione, sostituzione e familiarizzazione si applicheranno invece dal 1° gennaio 2028 indipendentemente dalla data d’installazione.
|
Data |
Significato |
|
Giugno 2025 |
Adozione degli emendamenti e dei nuovi standard. |
|
1° gennaio 2028 |
Entrata in vigore; applicazione delle prescrizioni operative a tutte le sistemazioni interessate. |
|
Dal 1° gennaio 2029 |
Termine collegato alla prima visita pertinente per l’adeguamento delle sistemazioni esistenti sulle navi SOLAS. |
|
2030 |
Riferimento transitorio per le navi non SOLAS, secondo il campo applicabile. |
Il nuovo regime prevede il ritiro di scale pilota e manropes, comprese le dotazioni di rispetto, entro il primo dei due termini: 36 mesi dalla fabbricazione oppure 30 mesi dall’entrata in servizio.
Sono limiti massimi di servizio, non previsioni della durata fisica della fibra. Un componente non conforme o deteriorato deve essere ritirato prima.
La presenza di una dotazione mai utilizzata non annulla il termine calcolato dalla fabbricazione. Questo rende indispensabile registrare entrambe le date.
Il nuovo quadro richiede inoltre una scala conforme e un insieme di manropes di rispetto. La disponibilità dei ricambi diventa quindi parte della prontezza operativa.

Cantiere Navale Triestino – Presidente Wilson - Piroscafo della compagnia Cosulich del 1912
Modello visibile presso Museo del Mare di Trieste
È possibile osservare come il cordame ha funzioni molto gravose come manovrare e sollevare carichi con i picchi di carico; quindi tali corde possono andare soggette a rapido degrado anche prima della vita utile imposta da normativa. Per approfondimenti sulla famiglia Cosulich si rimanda all’articolo dedicato.
Esempio di lettura
Per un componente fabbricato il 1° febbraio 2028 ed entrato in servizio il 1° agosto 2028, i due termini massimi coincidono al 1° febbraio 2031.
Se lo stesso componente entrasse in servizio un anno dopo la fabbricazione, il limite dei 36 mesi dalla produzione arriverebbe prima di quello dei 30 mesi dall’impiego.
L’esempio illustra il criterio temporale. Non autorizza a mantenere in servizio una scala danneggiata fino alla data calcolata.
Perché non esiste una media unica
Non è possibile assegnare a canapa, sisal e manila una vita marina universale.
Una cima esposta in modo continuo, una fune protetta e una corda impiegata occasionalmente non accumulano lo stesso danno. Trattamenti, carichi, curvature e condizioni di deposito modificano ulteriormente il confronto.
Una tabella del tipo “canapa: alcuni anni; sisal: altri anni” darebbe un’apparenza di precisione senza offrire una base sicura.
Occorre distinguere sopravvivenza del materiale, permanenza di una capacità resistente adeguata e limite regolamentare del dispositivo.
Le cime d’ormeggio non sono scale pilota
Le indicazioni per la manutenzione dell’ormeggio non introducono una scadenza generale identica ai limiti delle scale pilota.
Il quadro richiede ispezione, manutenzione, criteri di sostituzione, documentazione ed esperienza operativa. La gestione deve essere adattata alle condizioni e al prodotto.
Trasferire i 36 o 30 mesi a qualsiasi cima di bordo sarebbe quindi scorretto. Sarebbe altrettanto scorretto usare l’assenza di una scadenza unica per giustificare un impiego indefinito.
Un intervento generale sul sartiame di una nave storica non permette di attribuire la stessa età a ogni corda.
Il sistema può comprendere elementi sostituiti in momenti diversi, riparazioni, modifiche e manutenzioni. La continuità d’impiego dell’imbarcazione non dimostra la continuità materiale di ogni componente.
Per ricostruire una durata reale servono registrazioni del singolo elemento, non soltanto la cronologia dei grandi lavori.
La scala apparentemente integra
Un avviso tecnico pubblicato nel 2021 riguarda il cedimento di corda naturale in una scala d’imbarco.
Il caso richiama un problema generale: l’ispezione deve cercare anche deterioramento interno, abrasione e fibre indebolite, non soltanto tagli evidenti.
Non è necessario attribuire all’episodio conseguenze non documentate per comprenderne il valore. Un guasto diventa istruttivo quando vengono identificate le condizioni che il sistema di controllo avrebbe dovuto intercettare.
La seguente griglia è un orientamento descrittivo, non una norma universale di scarto.
|
Osservazione |
Problema da valutare |
|
Tagli e fibre recise |
Perdita localizzata di sezione resistente |
|
Sfrangiamento e forte usura |
Abrasione esterna |
|
Polvere fra i componenti |
Usura interna o altro deterioramento da identificare |
|
Macchie e odore anomalo |
Possibile contaminazione o deterioramento biologico |
|
Zone dure o appiattite |
Alterazione della struttura o della storia di carico |
|
Torsione irregolare |
Deformazione, danno o costruzione non uniforme |
|
Terminale che si muove |
Perdita di efficienza del collegamento |
|
Identificazione assente |
Impossibilità di ricostruire specifica e storia |
Aprire una commettitura per osservarne l’interno richiede competenza e compatibilità con il prodotto. Non è un invito a disassemblare arbitrariamente qualunque corda.
Un rivestimento moderno può inoltre nascondere l’elemento portante. La condizione della superficie e quella del nucleo devono essere considerate distintamente.
I limiti della prova improvvisata
Tirare una corda con un peso e constatare che non si rompe non permette di determinare la sua forza residua di rottura.
La prova potrebbe essere insufficiente a rivelare il danno oppure introdurne altro. Senza procedura, strumentazione e criteri di accettazione, il risultato non qualifica il componente.
Questo è particolarmente importante per dispositivi destinati alle persone: una verifica informale non sostituisce una prova prevista, una ricertificazione o una decisione di ritiro.
Una scheda utile deve permettere di collegare la corda alla funzione e alla sua storia.
|
Voce |
Informazione |
|
Identificazione |
Codice del componente e posizione |
|
Funzione |
Ormeggio, manovra, sartiame o altro impiego |
|
Materiale e costruzione |
Fibra, numero di legnoli, architettura |
|
Specifica |
Norma, classe o approvazione pertinente |
|
Date |
Fabbricazione, ricezione ed entrata in servizio |
|
Documenti |
Certificato, dichiarazione e istruzioni |
|
Trattamenti |
Impregnazioni e rivestimenti autorizzati |
|
Controlli |
Data, responsabile, esito e fotografie |
|
Eventi |
Sovraccarichi, contaminazioni, urti e anomalie |
|
Decisioni |
Mantenimento, limitazione, sostituzione o ritiro |
La scheda deve essere proporzionata all’applicazione. Per una dotazione storica dimostrativa non caricata e per una scala pilota non valgono gli stessi obblighi.
L’utilità comune è impedire che il giudizio dipenda soltanto dalla memoria di chi si trova a bordo.
La prima regola è applicare i metodi ammessi per il prodotto.
Un risciacquo utile per una fune può risultare inappropriato per un altro materiale o trattamento. Detergenti, solventi e rivestimenti non devono essere introdotti senza verificarne la compatibilità.
La protezione deve evitare anche l’umidità intrappolata. Coprire una matassa e lasciarla permanentemente bagnata non equivale a conservarla.
Per le cime di rispetto, il quadro moderno dell’ormeggio richiede attenzione a deposito e fattori ambientali, oltre che alle condizioni durante l’impiego.
La corda non è l’unico componente da ispezionare.
Passacavi, rulli, pulegge, superfici d’appoggio e protezioni contro lo sfregamento possono produrre il danno. Una cima nuova installata sullo stesso contatto difettoso ripropone il problema.
Il controllo deve seguire il percorso della forza: dalla fune al terminale, dall’accessorio al supporto e infine alla struttura.
Musei e archeologia industriale
Che cosa conserva una corderia
Una corderia storica non conserva soltanto macchine.
Edificio, magazzini, percorsi e attrezzature mostrano come venivano gestiti lunghezza, tensione, approvvigionamento e movimentazione. Gli spazi sono parte della documentazione tecnica.
Una visita diventa particolarmente utile quando si osservano anche i collegamenti fra fasi: dove arrivava la fibra, dove veniva preparata, come avanzavano i componenti e dove si raccoglieva il prodotto.
|
Luogo |
Interesse principale |
|
Carmagnola |
Integrazione fra canapa, mestiere del cordaio e struttura del sentè |
|
Castelponzone |
Specializzazione artigiana e varietà degli impieghi (vedi articolo dedicato) |
|
Chatham |
Scala dell’arsenale, approvvigionamento e continuità operativa |
|
Rochefort |
Architettura della manifattura navale e concentrazione produttiva |
Venezia aggiunge il rapporto fra materia strategica, controllo pubblico e costruzione navale.
I musei della civiltà contadina del bacino padano permettono invece di ricostruire ciò che precedeva la corderia: coltivazione, macerazione e preparazione.
Una dimostrazione rende visibile il gesto, ma non restituisce automaticamente le condizioni storiche del lavoro.
Ritmi, salari, fatica, rischi e organizzazione sociale devono essere ricostruiti con documenti differenti. La capacità di produrre una corda davanti al pubblico non esaurisce la storia del mestiere.
Il contributo museale più utile consiste nel collegare oggetti, processi e persone, distinguendo ciò che è originale, ciò che è restaurato e ciò che viene ricostruito.
Una corda originale e una corda nuova su una replica pongono problemi diversi.
Per il reperto, l’obiettivo è conservare materia e informazioni. Per la replica operativa occorre anche mantenere una prestazione compatibile con il progetto e con le regole applicabili.
Catramare una sartia nuova, sostituire una manovra e trattare una gomena archeologica non sono interventi equivalenti.
La distinzione riguarda anche le prove. Un campione sperimentale può essere portato a rottura per studiare la costruzione; un reperto può richiedere osservazioni non distruttive e una strategia conservativa che privilegi il contenuto informativo.
L’autenticità dell’aspetto non basta infine a giustificare l’uso strutturale. Su una nave storica navigante, le soluzioni devono essere esplicitate: materiale tradizionale, eventuale componente moderno, funzione e responsabilità del progetto.
La selezione può essere organizzata in una sequenza di verifiche, evitando di partire dalla sola domanda sul materiale “più forte”.
1. Definire la funzione. Legatura, fissaggio, ormeggio, sartiame, sollevamento e trasferimento di persone sono applicazioni differenti.
2. Verificare l’ammissibilità. Una regola può escludere una soluzione anche se meccanicamente resistente.
3. Identificare il prodotto. Materiale, grado, costruzione, dimensione, terminali e trattamenti devono essere dichiarati.
4. Definire le azioni. Carichi statici, dinamici, ripetuti e condizioni ambientali partecipano al dimensionamento.
5. Controllare il sistema. Rinvii, accessori, strutture e compatibilità non sono elementi secondari.
6. Stabilire la gestione. Ispezioni, deposito, ricambi e criteri di ritiro devono precedere l’entrata in servizio.
7. Conservare la documentazione. Senza identificazione e storia, la valutazione perde una parte essenziale delle sue basi.
Questa sequenza non è un algoritmo universale né sostituisce il progetto. Traduce però il principio comune alle specifiche generali e alla disciplina navale: l’idoneità appartiene alla relazione fra prodotto, funzione e condizioni d’impiego.
Archeologia e tecnologie antiche
Hardy e collaboratori, 2020 — Direct evidence of Neanderthal fibre technology and its cognitive and behavioral implications. Studio del frammento dell’Abri du Maras, con documentazione microscopica e discussione interpretativa. https://www.nature.com/articles/s41598-020-61839-w
Conard e Rots, 2024 — Studio sull’utensile in avorio di Hohle Fels. Ricerca e sperimentazione sulla produzione paleolitica di corde. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10830101/
André J. Veldmeijer, 2005 — Studio metodologico sul cordame archeologico. Terminologia, materiali e problemi interpretativi collegati al corpus di Berenice. https://www.monash.edu/arts/philosophical-historical-indigenous-studies/eras/past-editions/edition-seven-2005-november/818-2
Università di Innsbruck — Produzione delle corde nell’Egitto antico. Analisi iconografica e confronti tecnici relativi alla scena di Khaemwese. https://www.uibk.ac.at/en/archaeologien/arbeitsgemeinschaften/abt/spindeltypologie/rope-making-egypt/
Ricerca sulla lavorazione della canapa, Frontiers in Plant Science. Approfondimento sui rapporti fra preparazione, macerazione e qualità delle fibre. https://www.frontiersin.org/journals/plant-science/articles/10.3389/fpls.2018.01702/full
FAO — Documentazione sulle fibre dure e sul sisal. Lettura delle filiere e delle destinazioni produttive; le statistiche vanno riferite all’epoca del documento. https://www.fao.org/4/j4319e/j4319e.htm
Royal Museums Greenwich — Cordage: its origins, construction, properties and uses in ships. Quadro storico su materiali, costruzione, impieghi e riutilizzo del cordame. https://www.rmg.co.uk/stories/maritime-history/cordage-its-origins-construction-properties-uses-ships
Australian National Maritime Museum — Progetto del sartiame dell’Endeavour. Documentazione di una replica navigante e delle sue lavorazioni tradizionali. https://www.sea.museum/aboard-endeavour/rigging-project
Musei e patrimonio industriale
Ecomuseo della Canapa, Carmagnola. https://www.carmagnolamusei.it/musei-carmagnola/ecomuseo-della-canapa/
Chatham Historic Dockyard — The Ropery. https://thedockyard.co.uk/attractions/the-ropery/
Per Villa Smeraldi, Castelponzone, Venezia e Rochefort è opportuno consultare le rispettive schede istituzionali aggiornate prima di organizzare una visita: accessibilità degli spazi, dimostrazioni e percorsi possono cambiare.
ISO 1181:2004 — Fibre ropes — Manila and sisal — 3-, 4- and 8-strand ropes. Norma di prodotto per manila e sisal; non è una norma generale della canapa.
ISO 2307:2019 — Fibre ropes — Determination of certain physical and mechanical properties. Metodi per determinare le principali proprietà del cordame.
ISO 9554:2019 — Fibre ropes — General specifications. Specifiche generali, costruzione, identificazione e informazioni d’impiego.
ISO 1968 — Fibre ropes and cordage — Vocabulary. Riferimento terminologico da leggere nell’edizione pertinente alla documentazione utilizzata.
Le anteprime pubbliche non sostituiscono la copia autorizzata della norma necessaria per una fornitura, una verifica o un progetto.
IMO, MSC.474(102) — Emendamenti SOLAS, compresa II-1/3-8. Testo ufficiale per campo e date di applicazione. https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/KnowledgeCentre/IndexofIMOResolutions/MSCResolutions/MSC.474(102).pdf
IMO, MSC.1/Circ.1619. Progettazione delle sistemazioni e selezione delle attrezzature per l’ormeggio sicuro.
IMO, MSC.1/Circ.1620. Ispezione e manutenzione delle attrezzature, comprese le cime d’ormeggio.
IACS, UR A2. Accessori e strutture di supporto per rimorchio e ormeggio. https://iacs.org.uk/resolutions/unified-requirements/ur-a/ur-a2-rev5-cln
RINA, catalogo dei regolamenti. Per il tema sono pertinenti RES. 13/E e RES. 18; occorre accedere all’edizione applicabile. https://www.rina.org/en/rules
Code for Lifting Appliances in a Marine Environment, luglio 2022, capitolo 8, sezione 7.Riproduzione pubblica utilizzata per il confronto storico-tecnico: https://www.imorules.com/LAME_CH8_7.html
Questa riproduzione non va presentata come verifica dell’edizione ufficiale corrente; il catalogo della società elenca anche l’edizione luglio 2025.
ISO 799-1:2019. Progettazione e specificazione delle scale pilota.
ISO 799-2:2021. Manutenzione, uso, deposito e ispezione.
ISO 24136:2021. Avvolgitori delle scale pilota e relativi limiti funzionali.
IMO, MSC.572(110) e MSC.576(110). Emendamenti SOLAS e nuovi standard adottati nel 2025, con entrata in vigore prevista nel 2028.
Testo ufficiale della MSC.576(110): https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/OurWork/Safety/Documents/Pilotage/resolution%20MSC.576(110).pdf
ClassNK — Technical Information sulle nuove disposizioni. Utile per seguire requisiti e limiti di sostituzione. https://www.classnk.or.jp/hp/en/tech_info/tech_text.aspx?techno=1375
DNV — Aggiornamento sui trasferimenti dei piloti. Lettura delle scadenze transitorie e dell’applicazione alle sistemazioni esistenti. https://www.dnv.com/news/2026/New-IMO-requirements-for-pilot-transfer-arrangements/
IMCA — Avviso sul cedimento di corda naturale in una scala d’imbarco. Caso utile per approfondire deterioramento e controlli. https://www.imca-int.com/resources/safety/safety-flashes/0721-failure-of-natural-fibre-rope-in-embarkation-ladder/
Nessun commento:
Posta un commento