venerdì 11 settembre 2026

A spasso per le città: sulle tracce dei materiali - UDINE

 

Nasce una nuova serie di articoli più agile e narrativa, dedicata alle passeggiate tra città, musei, siti industriali e luoghi della memoria. Un modo per incontrare da vicino cancellate, monumenti, macchinari, strutture rivettate, strumenti, monete, reperti e piccoli dettagli metallici e tanto altro che spesso attraversiamo senza notare.

Ogni tappa partirà da un’osservazione semplice — una patina verde su un bronzo, una frattura, un giunto, una colata, una superficie corrosa, una lavorazione riconoscibile — per porre qualche domanda: di che materiale è fatto? Come è stato prodotto? Quale tecnologia racconta? Cosa ci dicono usura, ossidazione e riparazioni sul suo uso e sulla sua storia?

Non saranno analisi di laboratorio né schede museali esaustive, ma inviti a guardare con maggiore attenzione. Le fotografie e le brevi descrizioni offriranno un primo orientamento, con rimandi agli articoli tecnici già pubblicati per chi desidera approfondire metallurgia, corrosione, tecniche produttive, archeometallurgia e conservazione.

Perché anche un oggetto apparentemente comune può diventare una piccola lezione di materiali, tecnologia e storia — basta imparare a osservarlo.

 

Castello di Udine

Asce in lega di rame di periodo protostorico ( X-VII sec. A.C.) la cui forma tipica richiama quelle citate nell’articolo su rame arsenicale e le copie presenti al museo di Remedello.

 

 

 

Reperti in ferro di periodo alto medioevale / longobardo. Interessante notare come la corrosione e l’assenza di adeguata protezione come una verniciatura hanno portato al deterioramento progressivo dei reperti. Ora sono stati adeguatamente restaurati e protetti. Il colore bruno tendente al bluastro fa supporre un trattamento specialistico secondo standard museali ben definiti con una riduzione dell’ossido residuo tramite tannini. Questo procedimento di conservazione unito ad una riduzione con elettrolisi sarà oggetto di prove sperimentali e pratiche in prossimi articoli.

 

 

Finestra creata per lasciare volutamente in vista la struttura delle pareti di tamponamento interno del Castello. La foto è purtroppo di pessima qualità ma si vede chiaramente l’ossatura delle travi principali facilmente in rovere con un incastro sagomato per accogliere le travature orizzontali e scaricare il peso delle varie sezioni, i travetti di supporto per l’intreccio di rami più sottili e flessibili che accolgono un impasto molto probabilmente in terra, calce e paglia che costituiva l’intonaco di copertura delle pareti. Un approfondimento può essere fatto nell’articolo che parla del legno in miniera

Cassaforte presente nell’ala Rinascimentale del Castello. Fasce metalliche di rinforzo tenute ancorate con chiodature, così pure per i fianchi. Cerniere nascoste e doppia chiave di sicurezza.

 

 

Celebre obice Krupp recuperato dopo la ritirata degli Austroungarici con la vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale. Visibile nel loggiato del Castello all’ingresso del museo.

Facilmente l’esercito in ritirata ha manomesso il pezzo di artiglieria impedendone irreparabilmente l’utilizzo.

In questo caso è istruttivo notare la qualità dell’acciaio utilizzato. Quasi interamente non c’è stata perdita di materiale, solamente un lato ha ceduto ed è volato via una porzione di esso. Originariamente questo non doveva succedere per non ferire gli addetti al pezzo se una occlusione della canna comportava un danneggiamento di questo tipo. La rigatura della canna si presenta ancora in buono stato. Non è quindi un cedimento per usura o surriscaldamento. E’ ben visibile anche lo strato più esterno della fusione più compatto rispetto alla porzione interna. Sembra quasi avere una pelle e due strutture differenti. Una più fine e con struttura grani più piccoli, mentre una porzione interna più “fibrosa” dovuta al tempo di raffreddamento maggiore che consente con lo stesso materiale di avere sia la resistenza meccanica ai forti urti ma anche l’elasticità alle flessioni ed all’espansione dei gas durante la gittata. Avendone la possibilità, andrebbe analizzata la struttura microcristallina con una analisimicrografica adeguata

 

Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo

 

 

Armadio con chiusura di sicurezza a più mandate. Oltre alla splendida fattura, le parti cesellate e gli elementi in fusione, questo meccanismo per funzionare correttamente ha degli ingranaggi e delle ruote dentate che spingono le due aste verticali in direzione contraria allungandosi mentre spingono al tempo stesso le aste orizzontali verso i fianchi esterni per bloccare in più punti la porta ed impedirne la forzatura.

 

Forziere visibile presso Palazzo Strassoldo - Unicredit la cui realizzazione tramite chiodatura rimanda all’articolo dedicato a questo tipo di unione. Qui si ottiene l’effetto di giunzione di numerose placche metalliche con l’effetto estetico di elevato impatto. Interessante notare in questo modello la presenza di tre serrature con tre chiavi differenti e probabilmente di un congegno sincronizzato che ne permetteva l’apertura, si suppone, solo in presenza di tre possessori delle singole chiavi.

 

 

Vecchia tenda scorrevole con pantografo azionato da molla a balestra con rullo avvolgitenda. A lato si vede un moderno meccanismo con bracci ed avvolgitenda elettrico. Nella sostanza il principio di funzionamento è rimasto immutato. Delle molle o degli attuatori a gas tendono a spingere fuori i bracci mentre un rullo tensiona la tenda e fa da freno o da recupero e contrasto tenendo tesa la tenda. Visibile in Piazza della Libertà.

 

Cividale del Friuli

Museo Archeologico Nazionale - Cividale del Friuli

Corredo di tomba romana.

Frammenti di Clipeo I sec. d.C.

Nelle tre foto precedenti si possono osservare i segni legati alla corrosione su leghedi rame e lo stato di restauro che ha preservato la patina di malachite ed altri ossidi. Se i restauratori avessero usato pesantemente una tecnica non appropriata come un ciclo di elettrolisi intensivo, questa patina che valorizza ed impreziosisce i reperti sarebbe andata perduta sminuendo il reperto archeologico ad un mero pezzo di rame buono solo per essere rifuso!

Ascia barbuta VII sec. d.C.

Pesanti segni di corrosione del ferro che costituisce questa ascia di epoca longobarda con una ricostruzione in resina di una parte mancante.

 

 

Edificio medioevale nel centro storico di Cividale in via della Torre

Sono visibili le travature in legno molto probabilmente rovere che ancora oggi assolvono il loro compito di sostegno e giunzione rendendo flessibile ed elastico l’edificio smorzando la rigidità della muratura. Oltre alle travi inferiori è ben visibile anche una trave al piano superiore inclusa nella muratura con lo scopo di legare meglio i muri perimetrali.

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