domenica 10 maggio 2026

Analisi dell'uso del legname nel consolidamento minerario del distretto orobico

 

 L'esplorazione diretta dei complessi minerari della Lombardia e del distretto orobico evidenzia ancora una discreta presenza di manufatti lignei — travature, puntelli, tramogge e armature — che si presentano oggi in stati di conservazione molto eterogenei, spesso prossimi al disfacimento strutturale. L'osservazione di questi resti solleva interrogativi di natura tecnica circa i criteri di scelta dei materiali e le metodologie di posa adottate in passato per contrastare le sollecitazioni geologiche e l'aggressività degli ambienti sotterranei, caratterizzati da basse temperature e tassi di umidità costantemente elevati.

1. Tipologie costruttive e sistemi di armamento

Nel settore minerario lombardo, il sostegno delle gallerie era affidato a sistemi lignei progettati per rispondere alle specifiche condizioni della roccia ospite. Sebbene l'ammasso roccioso orobico presenti spesso buone caratteristiche di resistenza, si rendeva necessario un puntellamento locale in corrispondenza di zone critiche quali imbocchi, nodi di carico presso le tramogge, variazioni del fronte di scavo o intersezioni con cavità naturali.

Strutture a "vaglio" e archi a speroni

Il sistema principale di consolidamento era costituito dai cosiddetti "vagli" o "archi a speroni". Si tratta di telai triangolari composti da puntelli verticali infissi nel suolo e stabilizzati da traverse orizzontali e diagonali. Questa configurazione consentiva una distribuzione ottimale dei carichi verso le pareti laterali. In molti casi, lo scavo procedeva mantenendo un "cuore" di materiale in opera: un pilastro naturale temporaneo che fungeva da rinforzo fino al completamento dell'armatura lignea definitiva.

2. Selezione delle essenze: caratteristiche e proprietà fisico-meccaniche

La scelta del legname era influenzata dalla disponibilità forestale locale e dalle prestazioni attese in termini di durabilità naturale e resistenza meccanica.

Il ruolo predominante del Larice (Larix decidua)

Il larice rappresenta l'essenza più utilizzata nel distretto (circa l'80-90% dei casi documentati). Le ragioni del suo impiego sistematico risiedono nella sua elevata resistenza all'umidità e alla marcescenza, garantita da un'alta concentrazione di resine naturali.

Dal punto di vista della sicurezza operativa, il larice era preferito per una sua specifica caratteristica meccanica: la capacità di produrre segnali acustici sotto sforzo. Sottoposte a carichi limite, le fibre del larice iniziano a scricchiolare visibilmente prima del cedimento. Questo fenomeno offriva ai minatori un avviso uditivo fondamentale per evacuare le gallerie in caso di imminente collasso delle strutture.

Utilizzo di essenze secondarie e "testimoni"

Altre essenze integravano il larice in base a funzioni specifiche o limitazioni ambientali:

  • Abete Rosso (Picea abies): Frequentemente utilizzato per sostegni temporanei o traverse leggere grazie al buon rapporto resistenza-peso. Tuttavia, la sua bassa durabilità (Classe 4-5 EN 350) lo rendeva vulnerabile in ambienti saturi d'acqua, limitandone l'uso a pochi anni.
  • Castagno (Castanea sativa): Nonostante la buona resistenza biologica, il suo uso era limitato alle aree pedemontane. In galleria, il castagno veniva talvolta impiegato sotto forma di ramaglia o piccoli rinforzi in zone con volta friabile. Questi elementi fungevano da "testimoni": la loro eventuale deformazione o rottura segnalava spostamenti del materiale roccioso, fungendo da indicatore di pericolo.
  • Faggio (Fagus sylvatica): Sebbene non durevole in ambienti umidi, il faggio veniva impiegato per la sua elevata durezza e resistenza meccanica, specialmente in zone meno soggette a infiltrazioni dirette o per usi secondari come binari lignei.

 

3. Parametri tecnici comparativi

Le proprietà delle essenze locali utilizzate storicamente sono classificate secondo gli standard UNI EN 350 (durabilità) e UNI EN 338 (resistenza).

Essenza

Classe Durabilità

Resistenza Flessione (N/mm2)

Compressione (N/mm2)

Modulo Elastico (GPa)

Larice

3 (Media)

24-30

21-24

11-12

Castagno

2-3 (Alta)

24-30

23-26

9-10

Abete Rosso

4-5 (Bassa)

18-24

19-21

9-11

Faggio

5 (Nulla)

30-40

28-35

13-14

 

4. Evoluzione delle tecniche di fissaggio e indicatori cronologici

L'analisi dei giunti e dei materiali di fissaggio permette una datazione relativa delle gallerie e riflette il progresso tecnologico del periodo:

  • Periodo Medievale (XIII-XVI sec.): Prevalenza di tronchi tondi e grezzi (20-30 cm), incastri semplici a morsetto e assenza di componenti metalliche per prevenire la corrosione.
  • Età Moderna (XVII-XVIII sec.): Introduzione di legname squadrato tramite sega a monte, giunti a tenone e spina, e primi rinforzi metallici (staffe in ferro dolce) agli imbocchi.
  • XIX Secolo: Utilizzo di bulloni in ghisa, chiodi forgiati e prime tecniche di impregnazione catramosa per estendere la vita utile del legno.
  • Primo Dopoguerra (1900-1945): Standardizzazione delle sezioni e sistemi ibridi legno-ferro con barre filettate e piastre stampate.

5. Sistemi di trasporto interno

Prima della diffusione delle ferrovie Decauville alla fine del XIX secolo, il trasporto del minerale avveniva su infrastrutture lignee dedicate:

  • Binari in legno: Realizzati con traverse di larice su cui venivano fissati listelli di faggio. La durezza del faggio garantiva una maggiore resistenza all'usura meccanica causata dal rotolamento.
  • Carrelli minerari: I telai erano costruiti in rovere o larice per sopportare carichi da 200 a 800 kg. Le ruote, inizialmente in legno, evolvettero in componenti in ferro colato o ghisa con bordino di sicurezza per lo scorrimento sulle guide. Le tipologie variavano dai modelli a cassetta fissa a quelli a ribaltamento laterale (tipo Gramby).

A seguire alcune evidenze rilevate personalmente in miniere abbandonate del distretto Orobico.

Puntello “testimone” per evidenziare spostamenti della parete sovrastante

Tramoggia di carico con canale di alimentazione in legno

 

Travature ancora ben conservate

Scale in legno con parapetto per collegamento di livelli in una discenderia

Armatura lignea per montacarichi in pozzo di collegamento fra livelli

Altri “testimoni” per monitorare eventuali cedimenti della volta

 

Sempre dei “testimoni” per monitorare tutta la volta

Travature di sostegno con sopra una zona ripienata con materiale di scavo

Ringrazio l’amico Fabrizio per avermi accompagnato e scattato diverse di queste foto.

sabato 9 maggio 2026

Archeo Meccanica Lab: Un’introduzione

 

Perché queste tre parole? Cosa significano? Cosa voglio fare?

Queste tre parole rappresentano il mio campo di interessi principale. Ne ho molti, ma alla fine ruota quasi tutto attorno a queste tre tematiche.

Archeo

Archeo come archeologia, storia, passato. È vero, fa molta scena e qualcuno potrebbe pensare a civiltà perdute, tesori nascosti o ricerche alla Indiana Jones; beh, in piccolissima misura, qualcosa del genere ci può anche essere.

Ma, molto più prosaicamente, tutto quello che appartiene al nostro passato potrebbe essere etichettato come arcaico. Penso, per esempio, all’archeologia industriale: un tema a me molto caro. Sono sempre alla ricerca di posti insoliti da esplorare, luoghi abbandonati dove scovare quel “ferro” che tanto mi appassiona.

Mi considero un accumulatore seriale degli oggetti più disparati. Anche una chiave inglese vetusta, un falcetto arrugginito, un chiodo fatto a mano o un dente di erpice ritrovato in un campo coltivato suscitano il mio interesse. Mi chiedo sempre: “Quanto potrebbe essere vecchio questo umile ed insignificante — per altri — oggetto?”. Ha la sua storia, è stato forgiato da qualcuno che ci ha lasciati e potrebbe raccontarci ancora molto, se ripulito adeguatamente e osservato con attenzione. Qui si aprono tre sottogruppi delle mie ricerche: il restauro, l’analisi e il metaldetecting.

Meccanica

E la Meccanica? Essa rappresenta la scienza che ha permesso l’evoluzione del sapere umano, portando alla manifattura di oggetti sempre più performanti e tecnologici. Intendo l’ingegneria meccanica come il "saper prima pensare" e poi costruire nuovi strumenti, o renderne migliori altri già esistenti.

Ma meccanica sono anche le leggi che governano tutto ciò che ci circonda. I principi base che permettono al genere umano di predire un evento, calcolarne con ragionevole sicurezza l’accadimento o, viceversa, prevenire l’insorgenza di rotture e usura. C'è poi l'aspetto della conservazione: la protezione contro agenti aggressivi come l’atmosfera in cui tali oggetti sono immersi. D’altronde, cosa sarebbe la meccanica senza lo studio della storia che l’ha preceduta? Per questo "Meccanica" viene dopo "Archeo": prima si studia il passato, poi si pensa al presente e al futuro.

Lab

Lab è l’abbreviazione di laboratorio. È la fase di sperimentazione, di messa in pratica di quanto appreso, delle prove sul campo e del restauro. Mi è sempre piaciuto costruire oggetti, fare esperimenti e perfezionare tecniche, acquisendo familiarità con attrezzature sia manuali che tecnologiche.

Ho iniziato dotandomi dei primi elettroutensili di uso comune, sia per il bricolage che per la misurazione. Passo dopo passo, sono riuscito ad acquistare numerosi strumenti che mi hanno permesso, nel tempo, di estendere le mie capacità di creare ed esplorare in campi sempre più vasti: dal tornio alla stampante 3D, dal laser ai droni, fino alla macchina fotografica e al microscopio. E la termografia? Pure lei mi affascina. Sono riuscito a trovarci un lato estetico e creativo, realizzando foto artistiche basate sull’emissione del calore catturate in alcuni momenti particolarmente roventi di un agosto torrido.


Perché un Blog oggi?

Fare un elenco completo di ciò che faccio sarebbe poco stimolante per il lettore, forse persino noioso. Mi sono ripromesso di pubblicare, quando il tempo me lo permette, vari articoli specifici, corredati il più possibile da fotografie e documenti a supporto. Il mio obiettivo è stimolare e incuriosire chi ha ancora voglia di leggere con calma, senza far scorrere convulsamente e distrattamente un social piuttosto che l’altro.

Ho provato in passato a pubblicare con una certa regolarità video e immagini, specialmente su Instagram e YouTube, ma non ho avuto molto successo. Perché penso che con un blog possa funzionare ora, in questo 2026? Perché ritengo che la qualità e la curiosità dei lettori a cui mi rivolgo mi porteranno a un riconoscimento di quanto fatto e di quanto posso offrire in termini di formazione, consulenza e gadget di nicchia, personalizzati o unici.

Il blog è lì: se ho il mio dominio registrato, niente e nessuno può bloccarlo o penalizzarlo. Finché adempierò ai miei obblighi con il fornitore di servizi e pubblicherò articoli nel rispetto delle leggi e dei diritti altrui, potrò dire la mia ed esporre quello che posso offrire. Ma è anche una vetrina dove è possibile recuperare informazioni che con il tempo si tendono a perdere: ricerche e studi che rischierebbero di finire nell’oblio. In un contenitore ben preciso, invece, possono aiutare la mia memoria ed essere condivisi, diventando magari uno strumento o uno stimolo per nuovi approfondimenti.

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